Bozena Krol Legowska

Bozena Krol Legowska

Biografia

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Bozena Krol Legowska

L’artista polacca, figlia d’arte, da tempo risiede a Saturnia, dove ha trovato l’ambiente ideale per la sua ricerca stilistica articolata in diverse forme espressive che hanno avuto successi di pubblico e di critica nelle varie esposizioni. Nelle sue opere su vetro, metacrilato (spesso riciclate) l’artista sintetizza stilisticamente l’antica tradizione culturale polacca Podhalanska dei Monti Tatra con un’ elaborazione concettuale contemporanea di grande effetto emotivo nelle forme e cromatismi. Non smette di sperimentare nuovi materiali e nuove tecniche per trasmettere il messaggio d’impatto. Nella scultura Legowska manifesta la sua grande poliedricità nell’interpretare e rielaborare varie fonti di ispirazione sempre sintetizzate nel suo particolare stile, denso di contenuti profondi. Marmi mono e policromi e altre pietre sapientemente scolpiti con le sue mani, rivelano la plasticità, purezza ed eleganza delle forme.

 

 

 

 

 

Biography English

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Bozena Krol Legowska was born in Poland, in the town of Zakopane on the slopes of the Tatra Mountains. Her father, a poet and renowned sculptor in wood, passed on to her or stimulated the passion and love for fine art that has guided her work. She qualified in textile design and making at art school, and later she studied techniques of advertising and marketing. At the end of the 1990’s she began her specialisation in painting on glass, a tradition of her home region, though she has developed it with a personal and contemporary style.

Often she felt the desire and the curiosity to explore the nature of stone, seeking sinuous and spontaneous hidden forms within this hard material, to set free with her hands. In 2001, during one of her visits to Italy, the idea became real and thus began her now constant relationship with stone … SCULPTURE. The young artist let herself be enchanted by the play of light, the veining of the stone and its hardness, and experimenting step by step she grew to be able to pluck subjects of all kinds from the material … bringing to life carvings of women and their sentiments, austere and striking faces, and enigmatic and abstract forms. As her capable hands seek to complement the natural aspect of the rough stone, without subjugating it to her will, she maintains total respect for its intrinsic nature (“I prefer to be humble and let myself be led by the stone”, she says “It is the stone that lets me move in one direction or another. I listen to its suggestions.”). The curiosity aroused by sculpture, the latest spur to her restless artistic exploration, has expanded the boundaries of Legowska’s metaphysical universe, allowing her to embroider the immanence of mankind with the thread of her personal research, following the twists of Art to immortalise its dynamism.  That dynamism that frees, without distinction, the soft lines of sinuous violins, female subjects caught in acts of suffering or irresistible seduction, the hollows and the solids clinging to the material.

Her works are found in private and public collections.

 

 

 

Eventi Futuri

Eventi Futuri



"7 - SEVEN" (SINS),  Villa Vannucchi – San Giorgio a Cremano (Na)

1. "GOLA - GLUTTONY" 20 November 2010 - 12 december 2010

2. "INVIDIA - ENVY" 9 April - 1 May 2011

3. "ACCIDIA - SLOTH" 25 June - 17 July 2011

4. "SUPERBIA - PRIDE" 19 November - 11 December 2011

5. "AVARIZIA -GREED" 14 April - 5 May 2012

6. "LUSSURIA - LUST" 23 June - 15 July 2012

7. "IRA - ANGER" 24 November - 16 Dicember 2012

8. "OTTAVUS - EIGHTH" 13 April - 5 May 2013

"EroticaMENTE", Galleria Margutta51, Via Margutta 51 - Roma

26 marzo - 4 Aprile 2011,  Inaugurazione 26 marzo, ore 18

10 Aprile 2011, Inaugurazione del Monumento Alle Vittime di Smolensk, Zakopane - Harenda- Polonia

20 - 26 Giugno 2011, Arte per la Ricerca FiorGen Onlus,  Museo delle Navi Antiche, Pisa

18 Giugno - 31 Dicembre 2011, "Alfabeto Morso"  -  "Angeli", En Plein Air, Pinerolo - Torino10

30 Luglio - 28 Agosto 2011, "Alterazioni Visive/ Equilibri Opposti, Castello Aldobrandesco, Arcidosso - Grosseto

10 - 21 Settebre 2011, "Art Brescia 2011" - Biennale Internazionale dell'Arte Contemporanea, Musei Mazzucchelli, Brescia
   

Critica di Giorgio Sebastiano Brizio

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L’ inquietante occhio semiaperto di Bozena Krol Legowska.

 

Scolpire la pietra vuol dire  “togliere” con metodo, lisciatura dopo lisciatura, dalla materia grezza grumi di eccedenza, eccedenze che , nello scomparire mano a mano, lasciano quella levigatezza ai volti, alle forme curvilinee. Quel malessere tanto caro a Rimbaud, a Poe, a quelle penne intrise di inquieto trepidare per paure inconsce, ed ora vicine al fare surreale di Bozena.

Prima sono stati i dipinti su vetro nella tradizione polacca, finissimi à plat, privi di prospettiva figurata, che nell’ ergersi dell’ umano, femmina o maschio, esibivano nella solita evidenza dell’ occhio una sorta di stupito, incredulo sgomento. Sgomento trasmettente una sorta di grande punto di domanda. Un interrogativo sul continuo domandarsi “chi siamo? “, sparute cellule di un infinito astronomico (altro tema caro a Bozena nel periodo polacco di squillante informel). Poi mercé la Bottega molisana, l’innamoramento per la materia pietrosa: il suo farsi scultore a tutto tondo. La pietra, nelle eccezioni dell’ alabastro prima, sotto il magistero di Pasquale Napoli, poi il marmo di Carrara e il travertino con la venuta in Maremma.

Sentirla parlare delle venature dei marmi, delle striature colorate del travertino, vederla nelle cave a scegliere quel grezzo ed intuirne l’esito finale, è già capire la scultrice che è in lei. Che è nel suo essere di abile manipolatrice della materia inanimata per conferirle quel guizzo vitalistico, pieno di rimandi ad una narrativa di sensibilità rapprese, legate forse alla morte, forse al dolore. Sicuramente a quel limite tra le due evenienze, alla marginalità dell’ inquieto percepire un vago terrore intimo, un denso profumo mefistofelico che, nella staticità metafisica del rappresentato, dell’ esito che le sue abili mani hanno saputo prima intravedere, poi far scaturire dall’imperturbabilità del biancore marmoreo. Una sacralità ieratica hanno i suoi volti; una sensualità rappresa i suoi torsi. Enigmatici sono i suoi violini (“Paganini” s’intitola l’occhio che prelude ad una chiave di violino); misterico quel lasciare grezzo certe escrescenze della materia, quasi un contrapporre male e bene nel più palesemente visibile dualismo tra esistenze in natura e manufatto, tra caos e perfezione, in un richiamo biblico di geotiana  memoria. E se Mitoraj, altro grande polacco operante nella vicina Versilia, crea surrealtà aprendo cassetti dai torsi dei mitici Apolli, Bozena riverbera l’inquietudine, il mistero metafisico della soglia tra dolore e morte, attraverso quel spalancare o socchiudere l’ occhio, vigilante e mai sopita finestra umana sul perpetrarsi del maleficio nel mondo. O ancora, in quel “leggiadro” e personalissimo ghirigoreggiare dei capelli, delle mani, sul perfetto, levigatissimo tondo dei volti, elevare l’intimo sublime all’imponderabilità, alla insostenibile “leggerezza dell’ essere”.

Giorgio Sebastiano Brizio

 

   
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